Il nostro recupero ambientale
Portando i miei figli a scuola passavo ogni giorno accanto a questo grande terreno abbandonato a se stesso. Al lato c’era un edificio grigio, triste, decadente, mai finito. Nel campo erano rimasti un salice, un tiglio e un gelso selvatico, che ogni anno sembravano sempre più sofferenti.
Un giorno vidi che il terreno era stato messo in vendita. Con grande perplessità dei miei familiari, decisi di comprarlo. La terra era così arida e impoverita che non si vedeva volare neanche un insetto.
Cominciai dalla bonifica del terreno e dalla ristrutturazione dello scheletro del casale. All’inizio fu dura. Quel deserto di terra secca mi faceva sentire terribilmente sconfortata.
Poi iniziai a piantare. Piante comprate, regalate, talee di alberi e cespugli, semi raccolti qua e là e, qualche volta, anche piante prese nei boschi. Ogni nuova pianta mi sembrava una goccia in un mare desolato.
Ma la caparbietà non mi è mai mancata e ho continuato a perseverare.
Piano piano qualcosa è cambiato.
Gli alberi hanno cominciato a diventare più grandi e il terreno, lentamente, ha iniziato a prendere vita. Sono arrivati gli insetti, prima timidamente, poi sempre più numerosi. Ronzavano intorno al rosmarino, alla salvia, alla menta, alla lavanda e alle mie adorate rose.
Quello che all’inizio sembrava un luogo senza futuro ha cominciato a trasformarsi in un piccolo ecosistema.
E forse è proprio questa la parte più bella della storia delle Pietrische: non aver semplicemente recuperato un terreno abbandonato, ma aver assistito, anno dopo anno, alla sua rinascita.
Dove prima c’erano terra arida, oggi ci sono alberi, fiori, profumi, insetti e vita.
Una rinascita lenta, fatta di piccoli gesti, tanta ostinazione e una convinzione semplice: anche un pezzo di terra apparentemente perduto può tornare a vivere, se qualcuno decide di prendersene cura.